Ritratti e pietre dure
Materiali di origine lavica degli estinti vulcani Cimini, il peperino, il nenfro, il tufo hanno contribuito a dare impulso alla civiltà etrusca, alla base del nostro sviluppo.
Fra le opere di Gradassai colpiscono quelle di grigio peperino in cui si ravvisano le forme falische e quelle di grigio peperino in riferimento ai lineamenti attuali.
Colpiscono i ritratti a grandezza naturale della bambina Maria Grazia effigiata con le caratteristiche dell’ingenuità, in contrasto col ritratto del burbero dottor Di Guglielmo, con i tratti di una avanzata età, che emana navigata austerità.
Di grigio peperino è il ritratto di Pier Paolo Pasolini eseguito spontaneamente per afflizione all’epoca del dramma. In esso è raffigurato un aspetto dualistico: la parte rifinita che conferisce l’idea di un animo in pace e la parte di sé stesso sfigurata dalla violenza che trasmette l’idea delle pene e dei conflitti.
Ancora di peperino sono quattro statue di reminiscenza medievale dall’aspetto connotativo della sudditanza. Esse raffigurano l’impegno del lavoro dei campi e l’ampio arco dell’esistenza umana.
L’impiego del peperino e del nenfro hanno motivato la produzione di tutta la collana delle pietre del fascino e il fascino delle pietre finalizzate al riferimento delle belle fattezze dei volti femminili.
L’impiego delle pietre dure ha consentito di evidenziare i dettagli col preciso riferimento all’analisi delle affinità.
Da citare il busto del Senatore Enrico Minio, il busto di Giovan Battista, il busto di Aldo, il busto di Roberto. Il busto di Maria Pia e quello di Eleonora di cui sono presentate le foto, l’uno in alabastro l’altro in arenaria, evidenziano l’immagine di ragazze dalle fattezze fini e gentili, influenzate dalla dolcezza di certe opere rinascimentali, in particolare di Francesco Laurana da cui Gradassai si sente attratto.